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Nuova frana al confine tra Nepal e Cina: cresce il rischio per i soccorsi
Individuato da un drone, lo smottamento ha bloccato il corso del fiume creando un secondo lago artificiale. Le squadre hanno dovuto lasciare l’area di Gyirong
Una nuova frana tra Nepal e Cina ha aggravato l’emergenza provocata dalle alluvioni e costretto il personale impegnato nei soccorsi nei pressi del porto di Gyirong a evacuare l’area. Lo smottamento ha creato una nuova ostruzione nel fiume e formato un secondo lago artificiale, aumentando i rischi per le operazioni di soccorso.
La nuova frana è stata individuata da un drone di monitoraggio e si estenderebbe lungo un pendio montuoso a circa 2,8 chilometri a valle di un lago artificiale già presente sul fiume Purepu Tsangpo. Secondo il ministero cinese per la gestione delle emergenze, il movimento franoso ha nuovamente ostruito il corso del fiume, provocando la formazione di un altro lago artificiale. Lo riferisce l’emittente statale cinese Cctv.
A rendere ancora più difficili le operazioni sono le piogge continue. L’aumento della portata d’acqua potrebbe infatti ostacolare o costringere a sospendere “per qualche tempo” gli interventi delle squadre di soccorso.
L’emergenza ha già provocato almeno 734 morti in Nepal, mentre 2.498 persone risultano ancora disperse. In Tibet, secondo quanto riferito dai media cinesi, si contano 16 morti e 546 dispersi. Il bilancio complessivo è quindi di 750 morti e 3.044 dispersi.
Le autorità cinesi hanno inoltre reso note per la prima volta le nazionalità dei 261 stranieri ancora dispersi in Tibet. Sono 104 i cittadini del Nepal, 49 dell’India, 33 della Lettonia, 18 degli Stati Uniti e 15 del Regno Unito. Nell’elenco figurano inoltre cittadini di Canada, Australia, Sudafrica, Russia, Malaysia, Germania, Paesi Bassi, Nuova Zelanda, Estonia, Francia, Irlanda, Finlandia, Lituania, Portogallo, Ucraina, Spagna, Ungheria e Kazakistan. Le rispettive ambasciate sono state informate.
Intanto, in Nepal, una bambina di sei anni è stata salvata a Timure dopo essere rimasta sepolta per circa 60 ore sotto le macerie di un edificio crollato. Gli agenti della Polizia del Nepal hanno riferito di aver sentito le grida di Manisha Tamang e di averla raggiunta. La polizia ha diffuso le immagini del salvataggio e dell’assistenza prestata alla bambina.
Proseguono anche le operazioni in un tunnel utilizzato per il passaggio dei cavi. Il ministro dell’Energia nepalese ha annunciato che è stato completato con successo un foro attraverso il quale è stato possibile effettuare le prime verifiche. All’interno non sono stati trovati detriti, ma non è stato ancora possibile stabilire un contatto con eventuali persone presenti.
Le squadre stanno pompando aria nel tunnel anche per verificare se qualcuno si trovi nelle vicinanze. Se le condizioni meteorologiche lo consentiranno, i soccorritori lavoreranno durante la notte per ampliare l’apertura fino a permettere il passaggio di una persona, con l’obiettivo di raggiungere i tunnel principali dell’impianto attraverso il cunicolo dei cavi.
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(con fonte AdnKronos)
