World
Le morti bianche nelle miniere cinesi
Dopo un periodo in cui non si sono registrati gravi incidenti, una nuova tragedia ha colpito una miniera in Cina. A causare queste ulteriori morti bianche, è stata la fuoriuscita del micidiale gas Grisou che ha provocato un’esplosione la cui potenza è stata avvertita fino a 10 chilometri di distanza.
Al momento dell’incidente erano circa 300 i minatori che stavano lavorando nelle viscere della terra. Per almeno 90 di loro non c’è stato scampo, mentre gli altri sono stati tratti in salvo dalle squadre di soccorso prontamente accorse sul posto anche se, si cercano ancora dei dispersi.
Il recupero dei minatori è ostacolato oltre che dalle impalcature crollate nei tunnel e dalle continue esalazioni di gas, anche dal fatto che i minatori erano dispiegati in diversi punti della rete di tunnel.
Quest’ultimo tragico evento è accaduto in una delle più grandi miniere cinesi ancora attive, quella di Liushenyu. Si tratta di una miniera che si trova nello Shanxi, ritenuta la provincia al primo posto nella produzione di carbone in Cina.
L’amministrazione locale delle miniere ha ordinato la sospensione di tutte le attività minerarie del distretto come prevede la legge in caso di grave incidente. La legge cinese infatti, prevede che ogni incidente con più di 10 vittime va denunciato alle autorità centrali e provinciali e la miniera deve essere chiusa.
Si tratta delle ennesime morti sul lavoro che ancora una volta fanno salire alla ribalta delle cronache internazionali le miniere cinesi, considerate le più pericolose del mondo. Forse in un altro Paese si poteva evitare questa ulteriore disastro, ma in Cina di certo NO. Non esiste nemmeno la tutela dei lavoratori in quanto non vi sono organizzazioni sindacali perché in Cina sono vietate.
Purtroppo la produzione di carbone ha bisogno dei suoi tempi, che specie nella parte estrattiva sono lunghi. Di conseguenza una scarsa produzione annua costringe la Cina a dover aumentare le importazioni petrolifere con un aggravio di costi di produzione.
Per ovviare al problema, negli anni, le autorità di Pechino hanno messo in campo schemi produttivi alternativi, ma le forniture di energia risultano essere sempre insufficienti al fabbisogno del Paese ed è questo il motivo per il quale si corrono ancora rischi per estrarre carbone. Il Paese asiatico da tempo, sta anche tentando di limitare la sua dipendenza dal carbone attingendo anche a fonti di energia alternativa.
Impianti termici sono anche stati costruiti in diverse aree del Paese. Ci sono stati anche miglioramenti nello sviluppo dell’energia solare ed energia eolica.
Quindi è la necessità di dover aumentare i livelli produttivi, per soddisfare l’alto fabbisogno energetico del Paese, costringe i dirigenti delle miniere e anche di altri settori, a mantenere la sicurezza al di sotto dei livelli standard. Un fatto questo, che è all’origine dei molti disastri verificatisi negli anni.
In Cina, gli incidenti sul lavoro, sono infatti, causati nella gran parte dei casi da incendi provocati da violazioni delle norme di sicurezza. I morti per l’incidente di ieri si vanno ad aggiunge ad una lunga lista che ad oggi annovera migliaia di vittime tra i minatori.
Secondo dati ufficiali, negli anni ne sarebbero morti sul lavoro e per malattia oltre 300mila. Dati che certamente sono molto inferiori a quelli reali. Questo perchè molte miniere non denunciano gli incidenti per evitare problemi o la chiusura, arrivando anche a corrompere i funzionari locali e a comprare il silenzio delle famiglie delle vittime con somme rilevanti.
Statistiche indipendenti infatti, indicano che i morti in miniera in Cina sono circa 20mila l’anno.
Sfortunatamente la Cina non è tra i Paesi firmatari della ‘Convenzione internazionale sulla sicurezza nelle miniere’ stilata dall’International Labour Organization nel 1995. Un documento che nei fatti regolamenta e garantisce la sicurezza sul lavoro nelle miniere dei Paesi aderenti. Non aderirvi pone il Paese non firmatario libero di demandare la responsabilità ai propri amministratori centrali e locali. Le conseguenze sono facilmente individuabili. Alla fine quando ci scappano i morti, l’amministratore locale e il dirigente della miniera vengono arrestati pagando poi, un prezzo che non vale la vita di tante persone morte sul lavoro.
Ci sono molti minatori cinesi che lavorano minimo 14 ore al giorno, con un solo giorno di riposo al mese per uno stipendio di 150/180 euro al mese. Si tratta di uno stipendio che nelle province più remote e povere, fa gola a molti, anche per il fatto che un contadino li guadagna in 6 mesi di lavoro nei campi.
Moltissimi di loro subiscono gravi danni alla salute. Più della metà degli affetti nel mondo di pneumoconiosi, una malattia dei polmoni causata dall’inalazione di polveri, vive in Cina. Nel Paese asiatico si registrano oltre 15mila casi ogni anno e circa 200mila persone non sono in grado di curarsi per l’estrema povertà.
Come la Cina, la Turchia, anche se ha ratificato la ‘Convenzione internazionale sulla sicurezza e la salute nelle miniere’, ha il non invidiabile record di miniere considerate tra le più pericolose al mondo, visto l’alto numero di incidenti che si verificano sul suo territorio.
FERDINANDO PELLICCIA
LE ULTIME NOTIZIE
