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Salvataggio pilota Usa in Iran, una commozione cerebrale ha ritardato i contatti
Il membro dell’equipaggio dell’F-15 rimasto privo di sensi dopo l’eiezione ha ristabilito il collegamento solo ore dopo
Il pilota Usa in Iran non è riuscito a mettersi subito in contatto con le forze americane a causa di una commozione cerebrale riportata durante l’eiezione. È questo l’elemento centrale emerso dal racconto diffuso dall’emittente israeliana Canale 12, che cita fonti anonime.
Secondo quanto riportato, l’ufficiale addetto ai sistemi d’arma dell’F-15 sarebbe rimasto privo di sensi dopo l’atterraggio, avvenuto venerdì mattina in territorio iraniano. Le condizioni fisiche avrebbero impedito qualsiasi comunicazione nelle prime ore successive.
Il primo contatto sarebbe stato ristabilito solo intorno a mezzogiorno, ora israeliana, quando il militare è riuscito a raggiungere un punto sopraelevato per evitare di essere individuato.
Dopo aver ripreso conoscenza, avrebbe percorso a piedi tra i 10 e i 12 chilometri, cercando riparo in una fessura per restare nascosto. Solo in serata è stato in grado di trasmettere la propria posizione precisa alle forze statunitensi.
Il ritardo nei contatti ha inciso direttamente sui tempi dell’operazione di recupero, rendendo necessario localizzare il militare in condizioni operative complesse e in territorio ostile.
Secondo le fonti citate, Israele avrebbe fornito supporto di intelligence mirato e si sarebbe astenuto da attacchi nell’area per non compromettere il salvataggio, una versione che diverge da quella ufficiale americana.
(Photo: U.S. Central Command Public Affairs)
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