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Ucraina-Russia, Trump annuncia nuovi colloqui ma Mosca frena
Washington ipotizza un incontro trilaterale nelle prossime settimane ad Abu Dhabi. Il Cremlino ridimensiona le aspettative e indica il 4 novembre come possibile momento per riprendere i negoziati
Donald Trump prevede progressi imminenti nei negoziati per porre fine alla guerra tra Ucraina e Russia, ma da Mosca arrivano segnali più prudenti. Mentre la Casa Bianca ipotizza un nuovo incontro trilaterale nelle prossime settimane, il Cremlino ridimensiona le attese e rilancia una richiesta politica: coinvolgere anche l’Europa nel percorso verso un accordo. Volodymyr Zelensky, intanto, si dice pronto a trattative tecniche, ma avverte che rinunciare alle sanzioni contro la Russia priverebbe Kiev di strumenti decisivi.
«Avremo colloqui trilaterali con l’Ucraina e la Russia molto presto. Penso che entrambi vogliano raggiungere un accordo», ha dichiarato Trump, tornando a prospettare una svolta rapida nel dialogo mediato dagli Stati Uniti. Dopo la missione dell’inviato speciale Steve Witkoff a Kiev e Mosca, l’amministrazione americana guarda a un possibile appuntamento ad Abu Dhabi nelle prossime settimane.
«Penso che stia per succedere qualcosa», ha aggiunto il presidente americano, che continua a guardare anche alle opportunità economiche nei rapporti con Vladimir Putin. La Russia fornirà diesel agli Stati Uniti, che hanno congelato le sanzioni contro Mosca. Trump ha inoltre evocato possibili intese sul gas dell’Alaska e sul gruppo energetico russo Lukoil: «Sono accordi che prima o poi si faranno. Ma non permetteremo che una questione del genere tenga in ostaggio l’industria petrolifera».
Zelensky: «Non possiamo arrivare senza strumenti di pressione»
Da Kiev, Zelensky accoglie la prospettiva di un confronto tra gruppi tecnici, ma mette in guardia contro qualsiasi concessione preventiva. «Siamo pronti per colloqui trilaterali tra gruppi tecnici, che devono portare a un risultato concreto», ha scritto su X. Il presidente ucraino esclude però che il percorso negoziale debba passare dalla revoca delle misure contro Mosca prima di un eventuale incontro tra i leader.
«Non vorrei che ci presentassimo a un incontro tra i tre leader dopo aver revocato tutte le sanzioni contro la Federazione Russa», ha spiegato, perché in quel caso Kiev avrebbe «poche carte in mano». Le sanzioni, ha aggiunto, sono state imposte in risposta all’aggressione russa, non per creare semplicemente le condizioni per parlare.
Zelensky ha insistito sulla necessità di conservare gli strumenti di pressione: «Non voglio che ci troviamo a un incontro con Putin senza strumenti: senza sanzioni, senza fondi, senza beni congelati».
Il presidente ucraino ha inoltre chiarito che il confronto previsto a novembre sarà di carattere tecnico. Un’intesa definitiva, nella sua prospettiva, non potrà arrivare senza un confronto diretto tra i leader. Nell’attesa, Kiev considera prioritario ottenere almeno un «cessate il fuoco energetico».
Il Cremlino raffredda le aspettative e rilancia il ruolo dell’Ue
A ridimensionare le prospettive di una svolta è Yuri Ushakov, consigliere di Putin. «La prossima scadenza è il 4 novembre, la nostra grande festività. Poi saremo pronti a riprendere i negoziati», ha dichiarato, indicando una tempistica meno ravvicinata rispetto a quella prospettata da Trump.
Anche l’ipotesi di un incontro tra Russia, Stati Uniti e Ucraina viene descritta da Ushakov in termini cauti. Il primo appuntamento, ha spiegato, avrà carattere preliminare e non dovrebbe alimentare aspettative eccessive.
Il consigliere del presidente russo ha quindi spostato l’attenzione sull’Europa, sostenendo che il suo coinvolgimento sia necessario per arrivare a una soluzione. Secondo Ushakov, finora Washington non è riuscita a convincere Kiev ad accettare un accordo di pace.
«Dopo Anchorage sembrava che l’amministrazione americana potesse dettare qualcosa e costringere Kiev ad adeguarsi, ma finora questo non ha funzionato», ha affermato, riferendosi al vertice tra Trump e Putin tenutosi in Alaska nell’agosto 2025.
Da qui la richiesta di allargare il confronto: «Non basta parlare soltanto con Kiev, bisogna parlare con tutta l’Europa, che sostiene pienamente l’Ucraina». Per Ushakov, la posizione dei Paesi europei potrebbe rivelarsi «di fondamentale importanza» nei prossimi negoziati.
Sulla stessa linea, almeno per quanto riguarda l’opportunità di un ruolo europeo, è intervenuto Dmitry Peskov. Il portavoce del Cremlino ha detto che Mosca accoglierebbe con favore la nomina di un negoziatore dell’Unione europea, purché sia realmente impegnato a favorire la pace.
Tra le ipotesi circolate figura quella del presidente finlandese Alexander Stubb. «Se ci sarà un negoziatore, sarà una buona cosa. Se poi sarà un negoziatore sinceramente impegnato a favorire una soluzione pacifica, sarà ancora meglio», ha dichiarato Peskov.
Putin attacca l’Europa sulla gestione delle proteste e dei migranti
Per una giornata, Putin resta sullo sfondo del confronto diplomatico. Il presidente russo interviene invece sulle accuse, avanzate in Europa, di una possibile regia di Mosca dietro le recenti proteste di piazza.
Secondo Putin, queste ricostruzioni mostrerebbero «la debolezza e l’incapacità di alcuni leader nei Paesi europei di assumersi la responsabilità di quanto sta accadendo». Il presidente attribuisce le manifestazioni agli errori delle stesse istituzioni europee e attacca la gestione della migrazione da parte dell’Ue, sostenendo che non sarebbe riuscita a trasmettere i propri valori ai migranti e che i Paesi europei non sarebbero in grado di affrontare la crisi migratoria.
(con fonte AdnKronos)
