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Ex Ilva di Taranto, i ricorsi sullo stop agli altoforni: attesa per la Cassazione
L’avvocato generale Luigi Birritteri ha chiesto di accogliere parzialmente i ricorsi e rimuovere il blocco dell’area a caldo. Le Sezioni Unite Civili si sono riservate la decisione
Il nodo dello stop all’area a caldo dell’ex Ilva di Taranto è il rapporto tra la tutela della salute e la continuità della produzione industriale. È su questo punto che l’avvocato generale della Cassazione, Luigi Birritteri, ha richiamato l’attenzione delle Sezioni Unite Civili, chiamate a decidere sui ricorsi contro il blocco degli impianti.
«Quello che manca nel decreto della Corte di Appello di Milano che ha imposto lo stop dell’area a caldo dell’ex Ilva di Taranto è il bilanciamento fra tutela della salute e produzione industriale», ha affermato Birritteri durante l’udienza. Il rappresentante della Procura generale ha chiesto l’accoglimento parziale dei ricorsi e la rimozione dello stop deciso dalla Corte d’Appello il 27 luglio.
Nel corso della requisitoria, Birritteri ha contestato anche il modo in cui è stato valutato il rischio per la salute. «La pericolosità dell’amianto è indiscussa ma la Corte di Appello di Milano desume il pericolo ma non lo accerta», ha sottolineato.
Al termine dell’udienza, i giudici delle Sezioni Unite Civili si sono riservati di decidere. Il provvedimento sarà notificato alle parti in un momento successivo.
Il blocco degli altoforni confermato due volte
I ricorsi sono stati presentati da Ilva Spa in amministrazione straordinaria, Acciaierie d’Italia in amministrazione straordinaria e Acciaierie d’Italia Holding contro lo stop dell’attività produttiva nell’area a caldo.
Nei giorni scorsi la Corte d’Appello di Milano aveva confermato ancora una volta il provvedimento che dispone lo spegnimento degli altoforni. Il collegio, presieduto da Giuseppe Ondei, aveva respinto la seconda istanza di sospensiva presentata dai legali delle società.
Un primo rigetto era arrivato l’11 settembre, quando la Corte aveva confermato lo stop all’area a caldo respingendo la richiesta di sospensione avanzata da Ilva e Acciaierie d’Italia.
Nel provvedimento di 11 pagine, il principio richiamato dai giudici è la prevalenza del diritto alla salute dei cittadini sugli altri interessi in gioco. Una valutazione che ora si confronta con le osservazioni della Procura generale e con la richiesta di rimuovere il blocco produttivo.
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(con fonte AdnKronos)

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