Primo Piano
Lorena Isceri era ancora viva quando fu gettata dal viadotto dell’A1
I primi riscontri medico-legali sul corpo della 45enne confermerebbero che la donna era viva al momento della caduta. Secondo la ricostruzione, Federico Vella l’aveva prima aggredita e rinchiusa nel bagagliaio
Lorena Isceri era ancora viva quando è stata gettata dal viadotto dell’A1. È questo il primo, drammatico elemento emerso dagli accertamenti sul corpo della 45enne, sottoposto all’esame autoptico nell’ambito dell’inchiesta sulla sua morte. Secondo la ricostruzione degli investigatori, Federico Vella, ex compagno della donna, l’avrebbe prima aggredita e sequestrata, costringendola a rimanere nel bagagliaio della sua automobile, per poi lanciarla dal viadotto dell’autostrada.
Un esito che, secondo l’avvocato Cosimo Miccoli, legale della famiglia Isceri, era stato in qualche modo previsto anche alla luce degli ultimi momenti della telefonata effettuata da Lorena. La conversazione era durata 19 minuti e, nella parte finale, si sarebbero avvertiti i rumori riconducibili all’apertura del bagagliaio, oltre a quelli che il legale interpreta come lamenti.
«Lo immaginavamo», ha spiegato Miccoli all’Adnkronos, ricordando che Lorena avrebbe trascorso 20-25 minuti all’interno del bagagliaio dopo aver subito anche delle percosse. La famiglia, ha aggiunto l’avvocato, sperava almeno che la donna potesse aver perso conoscenza prima di essere scaraventata nel vuoto.
Le ore prima dell’agguato
Gli investigatori della Squadra mobile stanno intanto ricostruendo con precisione quanto accaduto prima dell’omicidio. Tra gli elementi sotto esame c’è la presenza di Vella nei pressi dell’abitazione di Lorena, in via Panciatichi, nei giorni precedenti al delitto.
Alcuni vicini avrebbero notato l’uomo aggirarsi nella zona, sebbene vivesse in un’altra parte della città. Un dettaglio che viene valutato insieme agli altri elementi raccolti dagli inquirenti per verificare l’eventuale preparazione dell’agguato.
Secondo la ricostruzione investigativa, Vella avrebbe predisposto le condizioni per poter avvicinare Lorena nel parcheggio del condominio e poi allontanarsi rapidamente con la propria automobile. Tra i reperti acquisiti c’è anche del nastro adesivo, che sarebbe stato applicato alla fotocellula del cancello.
Nella vettura sono stati inoltre trovati fascette, un martello, forbici e un telo. Gli investigatori stanno verificando il possibile collegamento di questi oggetti con quanto accaduto, mentre viene analizzato anche uno scontrino relativo a un acquisto effettuato da Vella nella mattinata del delitto.
Dal parcheggio al viadotto
La sequenza ricostruita finora dagli investigatori parte dal parcheggio dello stabile. Lorena sarebbe stata sorpresa proprio lì, immobilizzata e quindi trasferita nel bagagliaio dell’auto dell’ex compagno.
Vella avrebbe poi imboccato l’autostrada dirigendosi verso Barberino di Mugello, dove la donna è stata infine gettata dal viadotto.
È ora l’esame medico-legale a dover fornire elementi decisivi sulla dinamica. In particolare, gli accertamenti dovranno stabilire con precisione quali lesioni Lorena avesse riportato prima della caduta e confermare la successione degli eventi che hanno portato alla sua morte.
Parallelamente, gli investigatori stanno esaminando le comunicazioni tra i due successive alla fine della relazione. Nel materiale analizzato ci sono anche i messaggi inviati da Vella ai familiari della 45enne. L’obiettivo è ricostruire l’evoluzione del rapporto nelle settimane precedenti e verificare l’eventuale presenza di comportamenti persecutori.
La famiglia ha raccontato che Lorena aveva progressivamente interrotto i contatti con l’ex compagno dopo una serie di atteggiamenti considerati sempre più insistenti e preoccupanti.
A questo quadro si aggiungono i racconti dei familiari su precedenti episodi di violenza. Il padre della donna, Franco Isceri, ha riferito agli investigatori di maltrattamenti e di una minaccia con un coltello avvenuta durante una discussione. Anche questi episodi dovranno essere verificati nell’ambito dell’inchiesta.
Firenze si stringe intorno alla famiglia
Mentre gli investigatori proseguono gli accertamenti, Firenze ha ricordato Lorena con un presidio che ha riunito oltre mille persone in via Panciatichi. La manifestazione è stata promossa dalla sindaca Sara Funaro: davanti all’abitazione della 45enne sono stati deposti fiori e candele e dalle finestre del palazzo sono stati calati drappi rossi.
Alla serata hanno partecipato anche le sindache di Bergamo e Perugia, Elena Carnevali e Vittoria Ferdinandi, insieme a rappresentanti delle istituzioni e delle associazioni impegnate sul tema della violenza contro le donne.
Tra i momenti più intensi, l’arrivo della madre di Lorena, che ha salutato Funaro e ringraziato la folla per la vicinanza alla famiglia. Un lungo applauso l’ha accompagnata quando è rientrata nell’abitazione. Al presidio erano presenti anche i familiari di Michela Noli, uccisa a Firenze nel 2016 dall’ex marito.
Funaro ha richiamato la necessità di evitare che la violenza contro le donne diventi una tragedia alla quale ci si abitua, insistendo sul ruolo della prevenzione e dell’educazione al rispetto.
Anche Squinzano, nel Salento, dove Lorena era nata, si prepara a ricordarla. Il sindaco Mario Pede ha annunciato una fiaccolata e iniziative nelle scuole dedicate al rispetto delle donne e alla prevenzione della violenza. I funerali della 45enne saranno celebrati nel paese salentino una volta conclusi gli accertamenti medico-legali.
