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È morta Emma Bonino, aveva 78 anni: «Una vita per la libertà»
La leader radicale si è spenta oggi. Il cordoglio: «Una delle protagoniste più lucide, coraggiose e libere»
È morta oggi Emma Bonino, aveva 78 anni. Con la sua scomparsa si chiude una delle esperienze politiche più riconoscibili e longeve della storia italiana contemporanea, segnata da decenni di battaglie sui diritti civili, la libertà individuale, la democrazia e lo Stato di diritto.
Il primo messaggio di cordoglio arriva dalla sua comunità politica, che la ricorda come una figura di riferimento non soltanto per il movimento radicale, ma per una più ampia stagione di impegno politico e civile. «Non ci lascia soltanto la nostra leader», si legge nel comunicato, ma «una delle protagoniste più lucide, coraggiose e libere della storia politica del nostro Paese e del mondo libero».
La sua storia politica, si sottolinea nel ricordo, sarebbe nata da un’esperienza personale destinata a indirizzarne profondamente l’impegno. Da giovane fu coinvolta nelle battaglie della politica radicale dopo un divieto che avrebbe segnato la sua vita. Da allora trasformò quell’esperienza in una scelta politica: fare in modo che ciò che era accaduto a lei non potesse ripetersi per altre donne.
Da quel momento Emma Bonino ha attraversato decenni della vita pubblica italiana ricoprendo ruoli diversi: attivista, parlamentare, ministra e commissaria europea. Una presenza costante nella politica italiana, spesso al centro di battaglie che hanno preceduto di anni il dibattito istituzionale e sociale.
Tra i temi che hanno accompagnato il suo percorso ci sono state la lotta contro l’aborto clandestino, l’impegno contro la fame nel mondo e contro l’infibulazione, le campagne per i diritti delle donne e l’autodeterminazione, ma anche le battaglie contro la partitocrazia, il giustizialismo, i genocidi e le forme di autoritarismo.
Accanto alle campagne di denuncia, il suo impegno si è concentrato sulla difesa della democrazia e dello Stato di diritto, sulla giustizia internazionale e sul riconoscimento dei diritti e dei doveri delle persone e delle famiglie. Una traiettoria politica nella quale la libertà di scelta e l’autodeterminazione hanno rappresentato temi centrali fino agli ultimi anni della sua attività.
Il ricordo diffuso dopo la sua morte insiste proprio sulla continuità di questo impegno. La sua eredità politica viene individuata nella convinzione che una battaglia per la libertà non perda valore nemmeno quando la vittoria appare lontana.
È questo, secondo il messaggio della sua comunità, il senso del suo «testamento»: non conta quante sconfitte siano necessarie prima di conquistare una libertà destinata a tutti.
Nel giorno della sua morte restano il dolore e il vuoto lasciati da una figura che per oltre mezzo secolo ha occupato uno spazio preciso nella politica italiana e internazionale. «Da domani proveremo a trovare le parole giuste», si legge nel messaggio, trasformando la gratitudine per aver combattuto al suo fianco nella volontà di proseguire quelle battaglie.
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(con fonte AdnKronos)
