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7 ottobre, Netanyahu fu avvertito alle 6:29: «Arrivò al quartier generale alle 9»
Una nuova ricostruzione televisiva mette in discussione gli orari diffusi dall’ufficio del premier israeliano. Secondo Channel 12, Netanyahu non parlò con i vertici dell’esercito e dei servizi di sicurezza per circa tre ore
Benjamin Netanyahu fu informato alle 6:29 del mattino del 7 ottobre 2023 che Hamas aveva lanciato un attacco contro Israele. Ma secondo una nuova ricostruzione televisiva, il primo ministro non avrebbe raggiunto il quartier generale dell’esercito israeliano a Tel Aviv prima delle 9:00, o addirittura delle 9:30.
È questo il punto centrale del servizio trasmesso venerdì da Channel 12, che mette in discussione la cronologia resa pubblica dall’ufficio del premier. Secondo l’emittente, Netanyahu impiegò almeno due ore per lasciare la sua abitazione di Cesarea e, nel frattempo, non contattò né il capo di stato maggiore dell’esercito israeliano Herzi Halevi né il capo dello Shin Bet, il servizio di sicurezza interna, Ronen Bar.
La questione riguarda quindi le ore immediatamente successive all’inizio dell’attacco di Hamas e il modo in cui il primo ministro reagì quando ricevette il primo allarme.
L’allarme delle 6:29
Netanyahu è stato informato dell’attacco alle 6:29, dopo essere stato svegliato dal suo segretario militare.
Nei giorni scorsi il premier aveva accusato i vertici della sicurezza di aver scelto di non svegliarlo nelle ore precedenti all’invasione, quando, secondo la sua versione, «tutti i segnali c’erano».
Netanyahu ha sostenuto che, se fosse stato informato durante la notte degli indizi disponibili, avrebbe immediatamente mobilitato le forze armate e preso tutte le misure necessarie affinché l’attacco del 7 ottobre non avesse luogo.
I vertici della sicurezza hanno però ribadito di non aver ritenuto che Hamas fosse sul punto di lanciare un’invasione. Secondo il testo, circa tre ore prima dell’attacco era comunque stato inviato all’ufficiale dell’intelligence di Netanyahu un memorandum dell’esercito con informazioni su attività sospette di Hamas.
La versione dell’ufficio del premier
Giovedì l’ufficio di Netanyahu ha diffuso quelli che sostiene essere i verbali dell’agenda del primo ministro relativi alla mattina del 7 ottobre.
Secondo questi documenti, Netanyahu, informato alle 6:29, non lasciò la propria abitazione fino alle 7:30 perché era necessario preparare il convoglio.
L’ufficio del premier indica quindi il suo arrivo al quartier generale militare di Tel Aviv alle 8:00.
Lo stesso materiale contiene però un’altra indicazione: i verbali dello Shin Bet riportano un arrivo alle 8:22.
Channel 12 indica un orario molto più tardo
La ricostruzione dell’emittente televisiva presenta invece una sequenza diversa.
Channel 12 riferisce che alcuni verbali non pubblicati dell’ufficio del primo ministro collocherebbero l’arrivo effettivo di Netanyahu al quartier generale militare alle 9:00.
Una «fonte credibile» citata dalla rete avrebbe indicato invece le 9:30 come il reale orario di arrivo.
Questo significherebbe che Netanyahu non avrebbe lasciato la propria abitazione fino alle 8:30 o alle 9:00, mentre migliaia di terroristi di Hamas stavano già devastando le comunità israeliane lungo il confine con Gaza.
Nessuna telefonata ai vertici della sicurezza
La ricostruzione televisiva mette sotto esame anche ciò che Netanyahu fece durante quelle ore.
Sempre secondo il canale televisivo israeliano, dopo essere stato informato alle 6:29, il primo ministro non telefonò né a Herzi Halevi né a Ronen Bar.
Non avrebbe parlato con loro neppure durante il viaggio verso Tel Aviv. Il primo contatto sarebbe avvenuto soltanto dopo il suo arrivo al quartier generale dell’esercito.
Il giorno precedente, l’emittente pubblica Kan aveva già riferito che Netanyahu non aveva parlato con Halevi per circa tre ore dopo essere stato svegliato. L’ufficio del premier avrebbe confermato questo elemento.
Il diario di Halevi indica che il capo di stato maggiore incontrò Netanyahu soltanto alle 9:45.
La prima riunione operativa alle 9:55
Secondo i verbali pubblicati dall’ufficio di Netanyahu, la prima valutazione operativa del premier si tenne alle 9:55.
In quella riunione, secondo la versione dell’ufficio, Netanyahu ordinò che la linea di confine fosse «sigillata ermeticamente» per impedire l’ingresso di altri terroristi e la presa di ostaggi.
Le indagini interne dell’esercito mostrano però che la risposta militare era già cominciata.
La Direzione Operazioni dell’IDF aveva infatti ordinato una «transizione alla guerra» e la mobilitazione dei riservisti intorno alle 8:00, circa due ore prima della direttiva impartita da Netanyahu nella valutazione delle 9:55.
Il problema sul terreno era già enorme: la divisione di Gaza era stata sopraffatta e 767 soldati israeliani si trovavano a fronteggiare circa 5.000 terroristi.
Circa un’ora dopo la riunione operativa, Netanyahu diffuse dalla sede dell’esercito un video nel quale dichiarò: «Siamo in guerra».
Anche Gallant arrivò prima
Channel 12 ha inoltre riferito che l’allora ministro della Difesa Yoav Gallant arrivò al quartier generale militare alle 7:30, un’ora dopo essere stato informato dell’invasione.
Gallant vive ad Amikam, a 80 chilometri dalla sede dell’esercito. La residenza privata di Netanyahu a Cesarea è circa 20 chilometri più vicina.
Il confronto tra i tempi di spostamento è diventato così un altro elemento della discussione sulla gestione delle prime ore dell’attacco.
La polemica sulla commissione d’inchiesta
La ricostruzione arriva mentre resta aperto anche lo scontro sulla richiesta di una commissione d’inchiesta statale sul 7 ottobre.
L’organismo dovrebbe ricostruire ciò che accadde prima, durante e dopo l’attacco, individuare le responsabilità e proporre procedure per evitare che una situazione simile possa ripetersi.
Netanyahu ha bloccato i tentativi di istituirla e si è opposto in particolare a una commissione i cui membri sarebbero scelti dal presidente della Corte Suprema, che il premier considera ostile nei suoi confronti.
Ha invece sostenuto una commissione politica nominata dalla coalizione e dall’opposizione. L’opposizione ha rifiutato.
La legislazione che Netanyahu intende riproporre, se rieletto, consentirebbe secondo il testo alla sua coalizione di nominare e dirigere un’indagine sul proprio operato.
La richiesta dell’October Council
Le nuove contestazioni sugli orari hanno provocato ulteriori richieste di un’indagine indipendente.
L’October Council, che rappresenta sopravvissuti del 7 ottobre, famiglie in lutto ed ex ostaggi, ha indicato proprio nelle ore comprese tra le 6:29 e il primo confronto con i vertici della sicurezza uno dei punti da chiarire.
«Proprio per queste tre ore dobbiamo istituire una commissione d’inchiesta statale», ha dichiarato il gruppo, chiedendo di ricostruire minuto per minuto chi fosse informato, chi avesse chiamato, chi avesse dato ordini e chi non lo avesse fatto.
Una commissione d’inchiesta statale è descritta nel testo come la massima autorità investigativa israeliana per i grandi disastri nazionali. Può convocare testimoni e formulare valutazioni personali sulle responsabilità.
Il nodo resta dunque quello delle prime ore dell’attacco: Netanyahu fu avvertito alle 6:29, ma le diverse ricostruzioni non coincidono sull’orario in cui lasciò casa e raggiunse il quartier generale militare, mentre è oggetto di contestazione anche il fatto che non abbia parlato con i principali vertici della sicurezza fino a diverse ore dopo l’inizio dell’invasione.
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(con fonte Times of Israel)
