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Midterm Usa, Trump cambia strategia: convention di Dallas diventa referendum su di lui
Alla vigilia della convention di Dallas, il presidente punta tutto sulla propria capacità di mobilitare la base Maga per conservare il controllo del Congresso
Dopo mesi di preoccupazioni sulle prospettive repubblicane alle elezioni di metà mandato, Donald Trump cambia registro e scommette apertamente sulla vittoria del Gop. «Vinceremo le elezioni di metà mandato e salveremo l’America!», ha scritto il presidente su Truth Social nel messaggio per il Labor Day, lanciando un segnale di fiducia alla propria base a meno di due mesi dal voto del 3 novembre.
Il cambio di tono arriva mentre la macchina elettorale repubblicana entra nella fase più delicata della campagna. Il Super Pac Maga Inc. ha appena destinato 10 milioni di dollari a spot televisivi e digitali per la corsa al Senato in Texas, una delle sfide considerate cruciali per gli equilibri del Congresso. E proprio a Dallas prende il via oggi la convention repubblicana organizzata da Trump, un appuntamento senza precedenti per dimensioni e impostazione.
L’obiettivo del presidente è chiaro: portare il proprio nome al centro della campagna anche se non comparirà sulla scheda. «Fate finta, per favore, che sia io sulla scheda», ha chiesto ai sostenitori, lasciando intendere quale debba essere la chiave di lettura del voto di novembre.
A Dallas non ci saranno nomine né un programma politico da approvare. L’evento all’American Airlines Center, l’arena da circa 20mila posti che ospita le partite Nba dei Dallas Mavericks, sarà aperto al pubblico e avrà soprattutto i tratti di un gigantesco comizio. Il programma prevede più di 50 interventi o presentazioni per sera, momenti di intrattenimento e una pioggia di palloncini al termine della convention.
Trump ha seguito personalmente l’organizzazione e sarà il protagonista di entrambe le giornate. Mercoledì terrà il discorso principale, mentre giovedì sarà nuovamente sul palco per chiudere l’appuntamento dopo l’intervento del vicepresidente JD Vance. Gli organizzatori stimano complessivamente circa 30mila partecipanti. Il costo dell’evento supera i 40 milioni di dollari ed è sostenuto dai donatori repubblicani.
Sul palco sono attesi alcuni dei nomi più importanti dell’amministrazione e del partito, da Vance al presidente della Camera Mike Johnson, passando per il segretario al Tesoro Scott Bessent, il segretario alla Salute Robert F. Kennedy Jr., il procuratore generale Todd Blanche, Donald Trump Jr. e l’ex portavoce della Casa Bianca Karoline Leavitt.
Una parte rilevante della convention sarà dedicata ai candidati impegnati nelle sfide considerate decisive per il controllo del Congresso. Tra questi ci saranno Ken Paxton in Texas e Mike Rogers in Michigan, oltre a numerosi candidati alla Camera. Ma diversi repubblicani impegnati nei collegi più competitivi hanno scelto di non partecipare, preferendo restare nei propri territori per la campagna elettorale.
Lo stesso Johnson ha riconosciuto la difficoltà di allontanarsi dai distretti proprio ora che l’avvio del voto anticipato è vicino. Per molti parlamentari, insomma, la presenza sul territorio resta una priorità rispetto all’appuntamento di Dallas.
I temi scelti per la convention sono quelli sui quali Trump intende costruire la campagna: immigrazione, tagli fiscali, produzione americana, dazi e riduzione del prezzo dei farmaci, insieme all’agenda «Make America Healthy Again». A sostegno delle politiche dell’amministrazione saranno chiamati anche cittadini comuni, incaricati di raccontare sul palco i benefici che avrebbero ottenuto dalle misure adottate dalla Casa Bianca.
I repubblicani cercheranno contemporaneamente di presentare le proprie proposte come alternativa alle «posizioni estreme» attribuite ai democratici. Il programma prevede inoltre un momento commemorativo, giovedì, alla vigilia del 25esimo anniversario degli attentati dell’11 settembre, con la partecipazione delle famiglie dei soccorritori. I giovani repubblicani ricorderanno invece, a un anno di distanza, l’uccisione dell’attivista conservatore Charlie Kirk.
Ma proprio la centralità assegnata a Trump rappresenta il principale elemento di rischio dell’operazione. Il presidente arriva a Dallas con un indice di approvazione al 33% secondo Reuters/Ipsos, il livello più basso del suo secondo mandato, dopo mesi caratterizzati dall’aumento del costo della vita e dalla guerra con l’Iran.
La domanda per il Partito repubblicano è quindi se la presenza di Trump possa rafforzare la mobilitazione della base oppure produrre l’effetto opposto, spingendo anche gli elettori democratici a partecipare in massa. È il dubbio che accompagna una tornata elettorale storicamente difficile per il partito che occupa la Casa Bianca.
Nel 2018, durante il primo mandato di Trump, i democratici conquistarono la Camera. E l’ultimo presidente ad aver visto il proprio partito aumentare i seggi in entrambe le Camere alle elezioni di metà mandato era stato George W. Bush nel 2002, nelle prime elezioni nazionali successive agli attentati dell’11 settembre 2001, in un clima segnato da forte consenso attorno alla presidenza e da una particolare unità nazionale.
Trump prova ora a sottrarsi a questa dinamica facendo dei midterm una sorta di referendum personale. Non sarà candidato, ma vuole che il voto del 3 novembre venga letto anche come un giudizio sui primi due anni del suo secondo mandato. E Dallas sarà il primo grande banco di prova di questa strategia.
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(con fonte AdnKronos)
