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Ex Ilva, la Corte di Appello conferma lo stop all’area a caldo
Respinta la richiesta di sospensiva di Ilva e Acciaierie d’Italia. Gli impianti dovranno fermarsi entro il 28 ottobre
La Corte d’Appello di Milano ha respinto la richiesta di sospensione presentata da Ilva e Acciaierie d’Italia in amministrazione straordinaria contro il provvedimento che dispone lo stop dell’area a caldo dell’ex Ilva di Taranto. La decisione conferma quindi l’efficacia del decreto emesso dalla stessa Corte il 27 luglio e fissa al 28 ottobre il termine entro il quale dovranno essere completate le operazioni previste per la chiusura.
Il ricorso alla Corte d’Appello era stato presentato parallelamente a quello già depositato in Cassazione. Ilva e Acciaierie d’Italia avevano infatti chiesto alla magistratura milanese di sospendere l’esecuzione del provvedimento in attesa della pronuncia della Suprema Corte, i cui tempi non sarebbero però compatibili con la scadenza fissata per l’attuazione del decreto.
La Corte di Appello, nella nuova ordinanza, ha ritenuto che nel confronto tra gli interessi in gioco debba prevalere la tutela della salute. I giudici richiamano anche recenti pronunce della Corte costituzionale e della Cassazione e ricordano la modifica dell’articolo 41 della Costituzione, secondo cui l’iniziativa economica privata non può svolgersi in modo da arrecare danno alla salute o all’ambiente.
L’ordinanza è stata firmata dal presidente e relatore Lorenzo Orsenigo e dalle consigliere Alessandra Arceri e Beatrice Siccardi.
Il provvedimento arriva al termine dell’azione avviata da undici cittadini di Taranto, dieci adulti e un bambino, assistiti dagli avvocati Ascanio Amenduni e Maurizio Rizzo Striano. Proprio sulla loro iniziativa inibitoria si era pronunciata la Corte d’Appello lo scorso 27 luglio, disponendo lo stop dell’area a caldo.
«I miei assistiti stanno letteralmente piangendo di gioia», ha commentato l’avvocato Amenduni all’Adnkronos dopo aver comunicato loro l’esito della decisione. Secondo il legale, non ci sarebbero altri passaggi cautelari dopo quello appena concluso.
Soddisfazione è stata espressa anche dai Genitori Tarantini, che hanno accolto la decisione definendola una vittoria per la salute dei cittadini. L’associazione ha ricordato che le attività dell’area a caldo dovranno terminare entro il 28 ottobre.
Sul fronte opposto, la decisione apre interrogativi pesanti sul futuro produttivo e occupazionale dello stabilimento. Fim, Fiom e Uilm hanno chiesto al Governo di intervenire rapidamente e di convocare a Palazzo Chigi il tavolo permanente dedicato all’ex Ilva.
Per i sindacati, la priorità è dare una risposta al futuro delle lavoratrici e dei lavoratori e all’intero sistema manifatturiero legato alla produzione siderurgica italiana. Fim, Fiom e Uilm chiedono inoltre di evitare che la gestione della crisi si traduca in anni di cassa integrazione e nei licenziamenti già annunciati.
La richiesta dei sindacati è quindi quella di intervenire sul piano della sicurezza sociale e del rilancio industriale, mettendo al riparo i lavoratori dalle conseguenze della nuova fase che si apre con la conferma giudiziaria dello stop all’area a caldo.
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(con fonte AdnKronos)
