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Diabolik, sette arresti per l’omicidio: «Delitto premeditato e mafioso»
Secondo il gip, Piscitelli sarebbe stato eliminato per gli equilibri nel traffico di droga. Tra i destinatari della custodia cautelare Michele Senese, Leandro Bennato e Alessandro Capriotti
Sette persone sono state arrestate dai carabinieri nell’inchiesta sull’omicidio di Fabrizio Piscitelli, conosciuto come Diabolik. Gli indagati sono gravemente indiziati, a vario titolo, di omicidio aggravato dal metodo mafioso, estorsione con armi da guerra, tentato omicidio e associazione finalizzata al narcotraffico.
La custodia cautelare in carcere è stata disposta dal gip del Tribunale di Roma su richiesta della Procura, Direzione distrettuale antimafia. Al centro dell’indagine c’è la ricostruzione della rete criminale che avrebbe organizzato e commissionato l’uccisione di Piscitelli.
Secondo il giudice, il delitto sarebbe stato preparato con largo anticipo e realizzato secondo modalità riconducibili al metodo mafioso. L’azione, compiuta in pieno giorno, avrebbe avuto anche una funzione di controllo degli equilibri criminali nell’area in cui venne ucciso Piscitelli, considerata sotto l’influenza del clan Senese.
Nell’ordinanza il gip sottolinea inoltre le conseguenze che il delitto avrebbe prodotto nell’ambiente criminale romano, determinando un clima di assoggettamento e omertà. A sostegno di questa ricostruzione vengono richiamate anche le reticenze manifestate da alcuni testimoni oculari e da persone vicine alla vittima.
Gli elementi raccolti dagli investigatori comprendono intercettazioni telefoniche e ambientali e l’analisi di conversazioni attraverso chat criptate. Da questo materiale, secondo l’accusa, emergerebbero gravi indizi sull’esistenza di un accordo tra differenti gruppi criminali attivi nella Capitale.
L’intesa avrebbe avuto come obiettivo la tutela dei rispettivi interessi nel traffico di stupefacenti, un mercato nel quale Piscitelli avrebbe assunto una posizione sempre più autonoma.
Tra le persone arrestate figurano Michele Senese, Leandro Bennato e Alessandro Capriotti, che gli investigatori indicano come figure centrali nella pianificazione dell’omicidio.
Michele Senese è ritenuto il possibile mandante apicale. Secondo la ricostruzione contenuta nell’ordinanza, lo storico capo del clan che porta il suo nome avrebbe dato l’assenso preventivo all’eliminazione di Piscitelli.
Il movente individuato dagli inquirenti sarebbe legato agli equilibri nel traffico di droga. Piscitelli, insieme a Fabrizio Fabietti, avrebbe sviluppato un’attività autonoma nel settore degli stupefacenti, sottraendosi agli obblighi economici imposti dal gruppo criminale. Le somme versate, secondo l’accusa, sarebbero state nell’ordine di 2.000-3.000 euro al mese, considerate irrisorie rispetto ai quantitativi di droga commercializzati.
Per gli investigatori, dunque, l’omicidio avrebbe avuto anche la funzione di riaffermare l’autorità del clan su un affiliato che aveva progressivamente acquisito autonomia.
Leandro Bennato viene invece indicato come possibile mandante e organizzatore. Il suo gruppo criminale, secondo gli inquirenti, avrebbe avuto una presenza estesa in diverse zone della Capitale, da Tor Bella Monaca fino all’area nord-occidentale compresa tra Casalotti e Primavalle.
Piscitelli sarebbe stato considerato un concorrente da eliminare per ottenere il controllo del mercato della cocaina nella zona della Tuscolana. Bennato, secondo la ricostruzione accusatoria, avrebbe inoltre curato alcuni aspetti operativi dell’agguato.
Gli investigatori gli attribuiscono sopralluoghi preliminari e un ruolo diretto nel giorno dell’omicidio: avrebbe accompagnato e fornito supporto a Raul Esteban Calderon, indicato come il killer, utilizzando uno scooter rubato.
Alessandro Capriotti, descritto nell’indagine come broker della cocaina, sarebbe stato invece il collegamento attraverso il quale Piscitelli venne attirato nel luogo dell’agguato. Secondo l’accusa, avrebbe concordato la trappola e fissato con la vittima un appuntamento apparentemente normale.
L’incontro era previsto per le 19 del 7 agosto 2019, nei pressi della panchina del parco di via Lemonia. Piscitelli sarebbe stato attirato consapevolmente nell’area in cui il sicario lo stava aspettando, travestito da runner.
La Procura ritiene quindi che l’omicidio non sia stato il risultato di un’azione improvvisata, ma l’esito di una pianificazione nella quale avrebbero avuto ruoli distinti diversi esponenti della criminalità romana. Sarà ora il procedimento cautelare e, successivamente, il processo a stabilire la responsabilità dei sette arrestati, che allo stato restano gravemente indiziati dei reati contestati.
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(con fonte AdnKronos)
