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Meteo, conto alla rovescia per la fine del caldo: cambia tutto il 9 settembre
Ancora giorni roventi sulla Penisola, poi l’ingresso delle correnti atlantiche dovrebbe riportare piogge e temperature più basse. Il clima estremo resta però il nodo di fondo
Ancora pochi giorni di caldo estremo, poi l’Italia potrebbe finalmente assistere a un cambio di scenario. La svolta è attesa per mercoledì 9 settembre, quando le correnti atlantiche dovrebbero irrompere sulla Penisola mettendo fine alla lunga fase dominata dall’anticiclone africano. Prima, però, ci sono ancora da affrontare giornate roventi, con temperature massime diffuse tra i 35 e i 36 gradi e punte fino a 39 gradi nel Foggiano.
Il passaggio viene indicato da Lorenzo Tedici, meteorologo responsabile media de iLMeteo.it, come la possibile conclusione della sesta fiammata di caldo. Le previsioni per i prossimi giorni confermano un graduale cambio di configurazione: fino a martedì il caldo resterà protagonista, mentre da mercoledì sono attese piogge e un generale calo delle temperature.
Sabato 5 settembre, ancora caldo intenso
Oggi, sabato 5 settembre, l’anticiclone africano continuerà a interessare gran parte dell’Italia. La fase più intensa dell’ondata non è quindi ancora terminata e anche l’inizio della prossima settimana resterà caratterizzato da valori termici molto elevati.
Le massime saranno comprese in molte zone tra 35 e 36 gradi, mentre nel Foggiano si potranno raggiungere punte di 39 gradi. Il caldo continuerà dunque a farsi sentire da Nord a Sud prima dell’atteso cambio di circolazione.
Mercoledì 9 settembre dovrebbe arriva la svolta
La giornata da segnare sul calendario è quella di mercoledì 9 settembre. È allora che, secondo le previsioni, le correnti atlantiche prenderanno il posto dell’aria calda di origine africana.
Il cambiamento dovrebbe essere accompagnato da un peggioramento delle condizioni meteorologiche, con piogge e temporali, soprattutto al Nord e in Toscana, e da una diminuzione delle temperature. Le indicazioni aggiornate di iLMeteo indicano infatti per mercoledì un brusco calo della pressione e un forte peggioramento in queste aree.
Per l’Italia significherà finalmente interrompere una fase di caldo eccezionalmente prolungata e tornare verso condizioni più compatibili con l’avvicinarsi dell’autunno.
L’estate 2026 e il nuovo volto del caldo
Il bilancio climatico proposto nel testo mette però la fine di questa ondata in una prospettiva più ampia. L’estate 2026 viene indicata come la più calda mai registrata in Francia, Svizzera e in gran parte del Nord Italia, compresi il Piemonte e città come Milano, Genova e Padova, in attesa dei dati definitivi per stabilire se il primato sarà confermato anche a livello nazionale.
Secondo Tedici, questa sesta fiammata lascia dietro di sé una considerazione più ampia avanzata dai climatologi: quella appena trascorsa potrebbe essere stata l’estate peggiore del passato, ma anche, con ogni probabilità, la migliore rispetto a quelle che verranno.
Il punto è il progressivo passaggio del caldo estremo da fenomeno eccezionale a caratteristica ricorrente. L’estate del 2003, per lungo tempo considerata un’anomalia, viene accostata alle stagioni estreme del 2022, 2024 e 2026, che avrebbero contribuito a trasformare quel tipo di evento in una costante del XXI secolo.
Il clima estremo e il nodo dei prossimi anni
Nel testo viene evidenziato anche il divario tra l’obiettivo globale di contenere il riscaldamento entro 1,5°C e l’aumento delle temperature estive osservato in Italia, indicato in circa +4°C rispetto all’era preindustriale.
A preoccupare è anche il possibile scenario del 2027, legato al previsto rafforzamento del Super El Niño: secondo l’impostazione proposta, il prossimo anno potrebbe mantenere o persino superare gli attuali livelli di caldo estremo.
La fine dell’ondata prevista per mercoledì, dunque, non viene letta soltanto come una parentesi meteorologica. Il ritorno della pioggia e di temperature più basse potrebbe rappresentare una pausa dopo mesi di caldo, ma non cancellerebbe il problema di fondo legato all’evoluzione del clima.
L’adattamento alle estati sempre più calde
Il testo propone quindi di affiancare alla riduzione delle emissioni una strategia immediata di adattamento. Tra le indicazioni viene citata la ricerca di luoghi più freschi, con particolare attenzione alla montagna oltre i 1.000 metri e, in generale, alle aree del Nord Europa.
Un altro capitolo riguarda il lavoro all’aperto. Per le attività maggiormente esposte alle temperature estreme, viene prospettata la necessità di evitare le ore più calde della giornata e di valutare una maggiore organizzazione dei turni nelle ore notturne.
C’è poi la questione delle città. L’obiettivo sarebbe ridurre il tempo trascorso nelle aree asfaltate e industriali e privilegiare parchi e viali alberati, aumentando gli spazi capaci di offrire sollievo durante le giornate più calde.
Da qui la proposta dei “rifugi climatici”, ossia spazi pubblici gratuiti progettati per proteggere la popolazione dal caldo. Tra le soluzioni al chiuso vengono indicati edifici climatizzati, come biblioteche, musei e centri civici, dotati di aree di sosta e acqua potabile.
All’aperto, invece, la strategia comprenderebbe parchi e piazze riqualificate con alberi ad alto fusto, vaste zone d’ombra, fontane e nebulizzatori. L’obiettivo è attenuare l’effetto dell’isola di calore urbana e mettere a disposizione dei cittadini un luogo fresco raggiungibile in pochi minuti a piedi.
Prima la tregua, poi la sfida
La prima risposta arriverà dunque dal cielo. Dopo gli ultimi giorni di caldo estremo, mercoledì 9 settembre le correnti atlantiche dovrebbero riportare piogge e temperature più basse.
Ma la pausa dal caldo non chiude la questione. L’estate 2026 lascia aperto il problema di come rendere città, lavoro e vita quotidiana più compatibili con stagioni sempre più segnate dagli episodi di calore estremo.
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(con fonte AdnKronos)
