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Iran, Araghchi contro la pressione economica Usa: “Destinata a fallire”
Il ministro degli Esteri iraniano respinge la nuova strategia economica americana. Intanto Oman e Iran rilanciano il dialogo sulla crisi regionale, mentre gli Usa annunciano di aver assistito il transito di oltre 660 milioni di barili attraverso lo Stretto di Hormuz dall’inizio di maggio
Il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi torna a respingere la strategia americana contro Teheran, definendo le nuove misure economiche annunciate dagli Stati Uniti “destinate a fallire”. In un post su X, Araghchi ricorda le precedenti campagne di pressione, dalle “sanzioni più paralizzanti della storia” dell’era Obama alla politica della “massima pressione” di otto anni fa, fino all’ultimatum per la “resa incondizionata” di cinque anni fa. Tutte, sostiene il ministro, si sarebbero concluse senza risultati.
Le sue parole arrivano in risposta alle minacce di Donald Trump, che ha promesso una “operazione economica devastante” contro l’Iran, puntando non soltanto sulle sanzioni tradizionali, ma anche sulle reti clandestine di commercio, sui circuiti bancari che permettono a Teheran di aggirare le misure e sui partner commerciali della Repubblica islamica.
Trump è tornato oggi a sostenere che l’Iran “sarebbe molto interessato a raggiungere un accordo”, ma non sarebbe ancora pronto ad accettare “quello giusto”.
Secondo il Dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti, il nuovo giro di vite colpirà soprattutto le reti che operano attraverso Emirati Arabi Uniti, Hong Kong e Singapore. Proprio da Abu Dhabi è arrivato il primo segnale, con lo stop immediato a “tutti gli scambi economici e commerciali, alle transazioni finanziarie con l’Iran”, poche ore dopo la telefonata tra Trump e il presidente emiratino Mohamed bin Zayed Al Nahyan.
Oman e Iran rilanciano il dialogo sulla crisi regionale
Intanto, in un momento di forte tensione nel Golfo, si è svolto un colloquio telefonico tra i ministri degli Esteri di Iran e Oman, Abbas Araghchi e Badr Albusaidi.
Secondo l’agenzia ufficiale omanita Ona, la conversazione si è concentrata sugli ultimi sviluppi nella regione, con l’obiettivo di “creare le condizioni favorevoli alla ripresa del dialogo e dei negoziati” tra le parti coinvolte nei principali dossier mediorientali.
Al centro dell’agenda figurano anche gli sviluppi legati alla navigazione nello Stretto di Hormuz, area strategica nella quale si intrecciano sicurezza marittima, pressioni militari e trattative diplomatiche.
Muscat, tradizionalmente impegnato nella mediazione, punta a mantenere aperti i canali con Teheran e a favorire un percorso negoziale in grado di ridurre il rischio di escalation.
La telefonata arriva mentre proseguono i tentativi di ricomporre le fratture nella regione e di stabilire protocolli condivisi per il transito nello Stretto, cruciale per il traffico energetico globale.
Stretto di Hormuz, gli Usa hanno scortato 660 milioni di barili
Sul fronte della sicurezza marittima, l’esercito statunitense ha aiutato le petroliere a trasportare oltre 660 milioni di barili di greggio attraverso lo Stretto di Hormuz dall’inizio di maggio.
Lo riferisce il Comando centrale delle forze armate statunitensi, Centcom, alla Cnbc, spiegando che nello stesso periodo gli Usa hanno assistito circa 1.300 navi commerciali nel transito.
Secondo il portavoce del Centcom, il capitano della Marina Tim Hawkins, “diverse rotte rimangono libere e aperte al traffico commerciale”, nonostante le minacce e gli attacchi attribuiti all’Iran nelle ultime settimane.
Le stime diffuse da Cnbc indicano che almeno 160 milioni di barili, pari a oltre 7 milioni al giorno, sarebbero transitati nello Stretto nelle ultime tre settimane. Il 29 luglio il Centcom aveva parlato di 500 milioni di barili scortati dall’inizio di maggio.
I volumi restano comunque molto inferiori ai livelli pre-guerra, quando attraverso Hormuz transitavano circa 20 milioni di barili al giorno tra greggio e prodotti petroliferi. I dati militari mostrano tuttavia che una quota significativa di petrolio continua a muoversi nonostante l’instabilità.
L’Organizzazione marittima internazionale (Imo) segnala infine almeno 17 attacchi a navi commerciali nello Stretto o nelle sue vicinanze tra luglio e agosto.
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(con fonte AdnKronos)
