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Ucraina, il piano di Zelensky con Usa e Ue per fermare la guerra
Il presidente ucraino parla di un possibile cessate il fuoco, del ritiro delle truppe russe e di una zona economica franca. Kiev chiede inoltre 30 miliardi all’Ue per la difesa, mentre intelligence occidentale e media americani riferiscono di esercitazioni russe in vista di una possibile nuova mobilitazione
L’Ucraina, insieme agli Stati Uniti e agli alleati europei, ha messo a punto un piano che potrebbe rappresentare una base per arrivare alla fine della guerra con la Russia. A riferirlo è il presidente ucraino Volodymyr Zelensky, secondo quanto riportato da Ukrinform. Il progetto comprende un possibile cessate il fuoco, il ritiro delle forze russe e la creazione di una zona economica franca.
Zelensky ha spiegato che le discussioni avute con Jared Kushner e Steve Witkoff sono confluite in un unico documento, nel quale vengono raccolte quelle che Kiev considera le possibilità concrete per porre fine al conflitto.
Il primo punto, ha chiarito il presidente ucraino, è il cessate il fuoco. La proposta americana prevede poi una seconda fase legata alla creazione di una zona economica franca. Secondo la descrizione fornita da Zelensky, Ucraina e Russia dovrebbero compiere passi indietro in misura equivalente, lasciando una zona cuscinetto affidata a una qualche forma di amministrazione da parte di una terza parte.
Zelensky ha precisato che si tratta di proposte discusse con americani ed europei e che sono anche il risultato dei confronti avuti tra Stati Uniti, Ucraina e Russia. A suo giudizio, alcune delle idee sul tavolo presentano elementi realistici, mentre Washington avrebbe elaborato anche altre proposte che non sono state ancora condivise.
Zelensky chiede 30 miliardi all’Ue per la difesa
Parallelamente al possibile percorso negoziale, Kiev continua a chiedere un forte sostegno finanziario all’Europa. L’Ucraina si aspetta 30 miliardi di euro dall’Unione europea per finanziare la propria difesa, ha detto Zelensky parlando con i giornalisti a Kiev.
Il presidente ucraino ha quantificato in circa 23 miliardi di euro il deficit attualmente presente nel bilancio della difesa. Di questi, circa 17 miliardi servirebbero per gli stipendi dei militari, gli indennizzi alle famiglie dei caduti e altre spese. Altre risorse sarebbero necessarie per sostenere la produzione di droni.
Zelensky ha spiegato di essere al lavoro con Francia e Germania per ottenere le risorse necessarie.
Kiev: “Mosca prepara 300mila uomini dopo le elezioni”
Nel frattempo, il presidente ucraino ha lanciato un nuovo allarme sulla capacità militare russa. Secondo Zelensky, Mosca starebbe preparando una nuova mobilitazione di circa 300mila uomini dopo le elezioni per la Duma di Stato previste a settembre.
L’ipotesi, secondo il leader ucraino, sarebbe quella di evitare per quanto possibile il coinvolgimento diretto delle principali città russe, concentrando il reclutamento nelle aree periferiche. I nuovi uomini potrebbero essere utilizzati per rafforzare l’offensiva contro la cosiddetta cintura fortificata ucraina nel Donetsk oppure per aprire nuove possibilità operative su altri fronti, compreso quello settentrionale.
Zelensky ha parlato di una sorta di mobilitazione “periferica”, sostenendo che il Cremlino potrebbe cercare di tenere lontana la campagna di reclutamento dai grandi centri come Mosca e San Pietroburgo.
Dall’inizio dell’invasione su vasta scala, la Russia ha fatto ricorso a una mobilitazione generale una sola volta, nell’autunno del 2022. Quella decisione provocò la fuga dal Paese di centinaia di migliaia di persone. Successivamente il Cremlino ha puntato soprattutto sul reclutamento volontario attraverso incentivi economici per chi accetta di entrare nelle forze armate con un contratto.
Il Wall Street Journal: test russi per una possibile nuova mobilitazione
A rafforzare i timori di Kiev è un’inchiesta del Wall Street Journal, secondo cui la Russia starebbe conducendo esercitazioni riservate per verificare la capacità dell’apparato militare di gestire una nuova mobilitazione su larga scala.
Le esercitazioni riguarderebbero diversi aspetti organizzativi, dalla sistemazione e alimentazione delle nuove reclute fino alla distribuzione di armi ed equipaggiamenti. Il quotidiano cita funzionari dell’intelligence occidentale e riferisce, tra gli altri casi, di un’esercitazione svolta a luglio durante la quale alcuni ufficiali militari si sarebbero recati da San Pietroburgo nell’exclave di Kaliningrad per supervisionare la pianificazione di una eventuale mobilitazione locale.
Secondo le fonti citate dal quotidiano americano, attività analoghe sarebbero state organizzate in altre zone della Russia per verificare la capacità di procedere con una mobilitazione qualora il Cremlino decidesse di ordinarla.
Non risulta tuttavia che Vladimir Putin abbia già deciso una nuova mobilitazione. Le fonti occidentali citate dal WSJ ritengono inoltre improbabile una decisione prima delle elezioni parlamentari di settembre.
La guerra e il nodo del Donbass
Dietro l’ipotesi di una nuova mobilitazione ci sarebbero anche le difficoltà russe nel trovare un numero sufficiente di volontari per compensare le perdite al fronte. Putin continua a puntare alla conquista dell’intero Donbass, mentre Kiev sostiene di aver riconquistato dall’inizio dell’anno 820 chilometri quadrati di territorio occupato.
Lo stesso Zelensky ha però riconosciuto che nello stesso periodo le forze russe hanno conquistato circa 990 chilometri quadrati di territorio ucraino. Il presidente si è detto comunque convinto che Kiev possa recuperare ulteriori porzioni di territorio entro la fine dell’anno.
La prospettiva di una nuova mobilitazione resta quindi uno dei nodi più delicati del conflitto. Rispetto al 2022, Mosca dispone oggi di un registro elettronico degli uomini in età militare che potrebbe consentire un reclutamento più graduale, attraverso convocazioni distribuite nel tempo e sul territorio.
Intanto, le indiscrezioni su una possibile chiamata alle armi dopo le elezioni starebbero già alimentando preoccupazione in Russia, con un aumento delle ricerche online relative alle possibilità di lasciare rapidamente il Paese.
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(con fonte AdnKronos)
