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Raid Usa in Iran, settima notte consecutiva di attacchi: Teheran colpisce basi in Kuwait e Giordania
La settima notte consecutiva di raid americani sull’Iran ha fatto registrare nuovi morti e feriti tra i civili iraniani, mentre Teheran risponde colpendo basi militari statunitensi in Kuwait, Giordania e Bahrein. Intanto Israele continua le operazioni aeree nel sud del Libano
La crisi nel Golfo Persico non accenna a placarsi. Sabato 18 luglio 2026 segna la settima notte consecutiva di attacchi aerei condotti dalle forze armate statunitensi contro obiettivi sul territorio iraniano, in un contesto di escalation che ha superato di gran lunga i confini dello scontro bilaterale tra Washington e Teheran. Secondo i media ufficiali della Repubblica islamica, i nuovi raid hanno causato la morte di tre persone e il ferimento di altre otto, allargando il bilancio umano di un conflitto che dura ormai da mesi.
Il Comando Centrale degli Stati Uniti, Centcom, ha reso noto che le forze americane hanno colpito siti di sorveglianza, infrastrutture logistiche militari, depositi sotterranei di armi e risorse navali iraniane.
La risposta iraniana non si e fatta attendere. Il Corpo dei Guardiani della Rivoluzione islamica, i Pasdaran, ha dichiarato di aver colpito basi e obiettivi militari statunitensi in Kuwait e Giordania, oltre a lanciare un attacco con droni contro una base aerea americana in Bahrein. In particolare, secondo le fonti iraniane, sarebbero stati presi di mira sistemi radar di allerta precoce e serbatoi di carburante alla base di Ali Al Salem in Kuwait, nonché sistemi di comunicazione militari e depositi di combustibile alla base di Azraq in Giordania. Durante la notte, anche Bahrein e Giordania hanno attivato le sirene antiaeree, con i media giordani che riferiscono dell’intercettazione di otto missili iraniani.
La rete televisiva americana Cbs ha riferito che soldati americani sarebbero rimasti feriti nei raid in Giordania, mentre i Pasdaran sostengono che ci sarebbero state vittime tra le truppe statunitensi. Il Pentagono non ha confermato ne smentito le perdite umane, limitandosi a ribadire la continuità delle operazioni offensive. Sul fronte dello Stretto di Hormuz, cruciale arteria per il transito del petrolio mondiale, le forze americane hanno smentito la notizia diffusa dai media iraniani secondo cui due petroliere avrebbero preso fuoco mentre tentavano di attraversare una zona minata a sud dello stretto.
La disputa sul controllo dello Stretto di Hormuz rappresenta uno dei nodi più critici del conflitto: Teheran ha dichiarato di voler gestire i percorsi e i protocolli di transito, imponendo il pagamento di tariffe dopo i 60 giorni previsti dall’accordo provvisorio firmato il 17 giugno, mentre Washington e gli Stati del Golfo si oppongono fermamente a questa condizione.
Le minacce iraniane si sono estese ai Paesi che ospitano basi militari americane. Un portavoce dei Guardiani della Rivoluzione ha avvertito che i Paesi della regione che offrono supporto logistico agli Stati Uniti saranno oggetto di una risposta corrispondente, allargando potenzialmente il cerchio del conflitto. Secondo il sito di informazione Axios, Teheran avrebbe inoltre lanciato un missile balistico contro una base militare americana in Arabia Saudita, sebbene non siano giunte conferme ufficiali sull’esito dell’azione.
Parallelamente allo scontro diretto tra Stati Uniti e Iran, prosegue la guerra tra Israele e Hezbollah in Libano. I caccia israeliani hanno condotto due nuove ondate di raid aerei contro il sud del Libano all’alba di sabato 18 luglio, colpendo la zona di Masha’ al-Mansouri, nel distretto di Tyre. Lo riferisce l’agenzia di stampa libanese Nna. Le operazioni israeliane nel sud del Libano rientrano nel piu ampio conflitto che vede l’Iran come principale sostenitore del gruppo sciita libanese, creando un fronte secondario che alimenta la tensione regionale. Nonostante i vari accordi di cessate il fuoco mediati dagli Stati Uniti, le ostilità tra Israele e Hezbollah sono proseguite con scambi di fuoco quotidiani, con Israele che ha mantenuto il controllo operativo su vaste aree a sud del fiume Litani.
Il conflitto del 2026 tra Stati Uniti, Israele e Iran ha già causato migliaia di morti, decine di migliaia di feriti e oltre un milione di sfollati solo in Libano, oltre a disastrose conseguenze economiche legate alla crisi dello Stretto di Hormuz, che prima della guerra trasportava circa un quinto delle spedizioni mondiali di petrolio e gas. Le trattative diplomatiche, pur avendo portato a una tregua generale ad aprile e a un memorandum d’intesa a giugno, appaiono ora in una fase di stallo, con entrambe le parti che accusano l’altra di violazioni e che si preparano a nuovi round di escalation militare.
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(con foto AdnKronos)
