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Processo Regeni a Roma: Colaiocco ricostruisce torture e responsabilità egiziane
Nel procedimento per il rapimento e l’omicidio di Giulio Regeni, il procuratore aggiunto Sergio Colaiocco presenta in aula la ricostruzione delle violenze e indica gli apparati di sicurezza egiziani. Sconcertante l’immobilismo delle autorità italiane
Nel processo in corso a Roma sul rapimento e l’omicidio di Giulio Regeni, il procuratore aggiunto Sergio Colaiocco ha ricostruito in aula la sequenza delle torture subite dal ricercatore italiano in Egitto nel 2016, indicando negli apparati di sicurezza egiziani la responsabilità dei fatti.
Nel corso dell’udienza all’aula bunker di Rebibbia, il magistrato ha richiamato le risultanze medico-legali depositate dalla procura, soffermandosi sugli esami TAC eseguiti in Italia. Le analisi avrebbero evidenziato venti fratture complessive, a fronte della singola lesione individuata dai medici egiziani.
Colaiocco ha descritto un quadro di violenze ripetute nel tempo, sottolineando che le lesioni sarebbero state inferte in momenti diversi tra il 25 gennaio e il 1° febbraio 2016, durante i giorni di sequestro. Regeni, secondo quanto riferito in aula, avrebbe subito le torture senza alcuna sedazione o sollievo.
Il procuratore ha escluso l’esistenza di elementi a sostegno della cosiddetta pista inglese, affermando che non sono emersi riscontri su presunti legami tra il ricercatore e i servizi di intelligence britannici. Ha inoltre ribadito che Regeni non era una spia e che la sua attività accademica è stata completamente chiarita.
Nella ricostruzione dell’accusa, il caso viene ricondotto esclusivamente agli apparati di sicurezza egiziani, descritti come autori materiali del sequestro e delle torture. Colaiocco ha definito il procedimento come un percorso giudiziario segnato dalla mancata collaborazione delle autorità del Paese in cui i fatti sono avvenuti.
Il magistrato ha infine richiamato le parole del presidente della Repubblica Sergio Mattarella sul valore della verità e della giustizia, sottolineando la necessità che le responsabilità vengano accertate indipendentemente dai confini nazionali.
Ci chiediamo se è possibile che le nostre istituzioni siano così incuranti di tale situazione e di immobilismo totale nei confronti di un paese come l’Egitto. Una vera nazione che si rispetti, adotterebbe tutte le misure necessarie per costringere il Ras a consegnare i responsabili di tale brutale efferatezza, senza se e senza ma, al di là di ogni interesse di qualsiasi natura si voglia. E invece neppure con questo governo, si è mossa una vera irremovibile pressione nei confronti del leader egiziano. Pensare che questi “animali” siano ancora al loro posto, è sconcertante. Inaudito.
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(foto: Adnkronos)
