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Arresto di Narges Mohammadi: nuova stretta del regime iraniano

L’arresto di Narges Mohammadi, premio Nobel per la Pace 2023, riaccende i riflettori sulla repressione iraniana: fermate anche altre attiviste durante una commemorazione a Mashhad

L’arresto di Narges Mohammadi, premio Nobel per la Pace 2023, ha nuovamente scosso la società civile internazionale. La notizia è stata diffusa da Hengaw, organizzazione per i diritti umani, secondo cui l’attivista è stata fermata a Mashhad – nel nord-est dell’Iran – e trasferita in una destinazione non rivelata. Insieme a lei sono finite in custodia anche le attiviste Sepideh Gholian e Pouran Nazemi, presenti alla cerimonia in memoria dell’avvocato per i diritti umani Khosrow Alikordi, la cui morte ha generato forti reazioni nell’opinione pubblica iraniana.

Secondo la Fondazione Narges Mohammadi, le forze di sicurezza iraniane sono intervenute durante la commemorazione arrestando diversi presenti. L’attivista, già in passato vittima di intimidazioni e violenze istituzionali, aveva denunciato pesanti minacce dirette e indirette da parte dell’intelligence iraniana. In un’intervista rilasciata ad agosto alla rivista tedesca Der Spiegel, aveva parlato apertamente del rischio di essere fisicamente eliminata, minacce che all’epoca furono confermate anche dal Comitato norvegese per il Nobel.

Il nuovo arresto di Narges Mohammadi si inserisce in un contesto di crescente repressione interna. Dopo il cessate il fuoco di giugno con Israele, le autorità iraniane avrebbero intensificato il controllo sulla società civile, prendendo di mira attivisti, giornalisti e critici del regime. Le associazioni per i diritti umani parlano di un clima sempre più ostile verso chiunque cerchi di denunciare violazioni o chiedere maggiore libertà.

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(con fonte AdnKronos)