Danni “superficiali” secondo Teheran. Nell’impianto si produce uranio al 60%, vicino alla soglia per uso militare
L’impianto nucleare di Natanz, nella provincia iraniana di Isfahan, è stato colpito durante il massiccio raid israeliano contro obiettivi strategici in Iran. Si tratta del sito più importante nel programma atomico della Repubblica islamica, dove si trovano il Fuel Enrichment Plant (Fep) e il Pilot Fuel Enrichment Plant (Pfep), entrambi destinati all’arricchimento dell’uranio.
Secondo l’Organizzazione per l’energia atomica dell’Iran, i danni subiti dall’impianto sarebbero soltanto “superficiali”, ma il sito rappresenta un nodo cruciale nelle ambizioni nucleari di Teheran.
Un impianto strategico sotto terra
Il complesso di Natanz è fortemente protetto, con tre edifici sotterranei, due dei quali progettati per contenere fino a 50.000 centrifughe. All’esterno si trovano altri sei edifici, tra cui capannoni da 2.500 metri quadrati per l’assemblaggio delle centrifughe a gas.
Negli ultimi anni, l’Iran ha prodotto la maggior parte del combustibile nucleare proprio a Natanz e nel sito gemello di Fordow. A partire dal 2021, Teheran ha incrementato il livello di arricchimento dell’uranio fino al 60%, una soglia molto vicina al 90% richiesto per un ordigno nucleare.
L’incognita Fordow
Non è ancora chiaro se anche l’impianto di Fordow sia stato coinvolto nel bombardamento. A differenza di Natanz, Fordow è scavato in profondità sotto una montagna, rendendolo molto più difficile da colpire. È stato progettato appositamente per resistere ad attacchi aerei e missilistici, rendendo complicato un eventuale intervento militare esterno.
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(con fonte AdnKronos)