Nel quarto trimestre 2024 saldo in attivo per la prima volta dal 2019. Aumentano i consumi, scende la propensione al risparmio

Nel quarto trimestre 2024 la pressione fiscale ha raggiunto il 50,6%, con un aumento di 1,5 punti percentuali rispetto allo stesso periodo del 2023. Lo rileva l’Istat nei conti trimestrali, sottolineando che il dato annuo si attesta al 42,6% del Pil, in crescita rispetto al 41,4% del 2023.

Malgrado l’aumento della pressione fiscale, le amministrazioni pubbliche hanno segnato un netto miglioramento dei conti: il deficit si è ridotto al -3,4% del Pil sui quattro trimestri del 2024, dimezzato rispetto al -7,2% dell’anno precedente. Nel solo quarto trimestre, il saldo è tornato in attivo (+0,4%), fatto che non accadeva dal 2019.

Positivi anche il saldo primario (4,1%) e quello corrente (5,9%) in rapporto al Pil. Secondo l’Istat, il ritorno all’accreditamento è dovuto a un “sostanziale contenimento della spesa rispetto all’incremento delle entrate”.

Sul fronte delle famiglie, il quadro appare meno roseo: il reddito disponibile è calato dello 0,1% rispetto al trimestre precedente, con una contrazione più marcata in termini reali a causa dell’aumento dei prezzi (+0,5%). Aumentano invece i consumi nominali (+0,7%), mentre la propensione al risparmio scende all’8,5% (-0,6 punti), pur rimanendo sopra i livelli pre-Covid.

Le imprese non finanziarie vedono calare per il sesto trimestre consecutivo la quota di profitto (42,4%, -0,2 punti), ma registrano un aumento nel tasso di investimento, salito al 22,1%.

Secondo l’Istat, “il reddito disponibile delle famiglie è diminuito sia in termini nominali che reali, mentre le imprese mostrano segnali di ripresa negli investimenti, pur in un contesto di margini in riduzione rispetto al periodo pre-pandemico”.

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(con fonte AdnKronos)